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«La Diaz è una ferita che fa male» Il vicequestore Fournier al Secolo XIX
«Quella notte ho avuto quasi una colluttazione con degli agenti. Poi hanno capito che ero un loro superiore e sono fuggiti» Marco Menduni Genova. «Che cosa è accaduto davvero, quella sera al G8, rimane anche per me un grande mistero. Perché alcuni agenti della "mia" polizia si siano comportati in maniera così inqualificabile non lo so, ma è un ricordo che mi ferisce». Il giorno dopo le rivelazioni in aula sul blitz-massacro alla scuola Diaz del luglio 2001 («sembrava una macelleria messicana», «ho soccorso una ragazza su cui i miei colleghi infierivano, credevo stesse morendo») il vicequestore Michelangelo Fournier, ancora oggi al reparto mobile di Roma, nella stessa posizione di quei giorni terribili, non stacca la spina. Racconta nuovi particolari al Secolo XIX. Però ammette: «Per fortuna è cambiato tutto, da allora». Era in piazza a Roma, Fournier, a comandare i suoi uomini, anche sabato scorso, durante il corteo no global contro la visita di Bush, quando sono esplosi scontri violenti con anarchici e autonomi. «Avete visto tutti come abbiamo gestito una situazione potenzialmente molto pericolosa». Della notte della Diaz ricorda altri momenti difficili: «Non ho soltanto gridato "basta, basta" a quegli agenti che continuavano a infierire sulle ragazze a terra. Prima l'ho ripetuto a voce ancora più alta, poi li ho allontanati a spintoni. C'è stata quasi una colluttazione. Poi hanno capito che ero un loro superiore e sono scappati». Ma c'è un altro ricordo che gli fa male: «C'era un agente, con il volto coperto dal casco, che ha messo le mani sui genitali e poi ha cominciato a muovere il bacino, come fosse un atto sessuale. Era chiaramente un gesto di scherno verso i feriti e le ferite. In un primo momento, quando non avevo ancora afferrato la gravità della situazione, quel gesto così irridente mi ha fatto ancora più male delle violenze che avevo visto. Poi, sono corso a soccorrere la ragazza nella pozza di sangue e la mia attenzione è stata attirata solo da quell'esigenza: cercare di salvarle la vita».
15 june 2007 TRIBUNAL DE GENOVA : déclarations de Luca Casarini, leader no-global, après être état senti des magistrats sur les faits du G8 Genova.Lle témoignage du vicequestore Fournier , un des 28 policiers imputés pour la sanglante irruption dans l'école Diaz G8, : "Il semblait une "
macelleria"(bucherie)"Non dis rien pour ésprit d'appartenance"
June 15th 2007 COURT OF GENOA: declarations of Luca Casarini, no-global leader, after to have been felt from the magistrates on the facts of the G8 Genoa. The testimony of the "vicequestore" (Police cheaf) Fournier, one of the 28 policemen it charges you for the bloody irruption in the school Diaz G8, : "It seemed a "macelleria"(slaughter house) . I said nothing for belongings spirit"
15 Junio 2007 TRIBUNAL DE GENOVA: declaraciones de Luca Casarini, líder no-global, después de ser estado sentido de los magistrados sobre los hechos del G8 en Genova.El testimonio del viceques Fournier, uno de los 28 policías imputados para la sangrienta irrupción en la escuela Díaz : "parecía una carniceria mexicana) Io non dice nada para ésprit de pertenencia "
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Genova, la testimonianza del vicequestore, uno dei 28 poliziottiimputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz
G8, Fournier: "Sembrava una macelleria""Non dissi nulla per spirito di appartenenza"
GENOVA - "Sembrava una macelleria messicana": è con queste parole che Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 del 2001 a Genova vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, descrive quello che vide al momento dell'irruzione nella scuola Diaz. Una descrizione ben diversa da quella che Fournier, uno dei 28 poliziotti imputati per la vicenda, fornì inizialmente. "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza", ha confessato oggi in aula a Genova, rispondendo alle domande del pm Francesco Cardona Albini. Nelle dichiarazioni rese inizialmente da Fournier ai pubblici ministeri Zucca e Cardona Albini, il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. "Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana". "Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano", ha raccontato ancora Fournier. Sollecitato dalle domande del Pm Cardona Albini, ha aggiunto: "Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze".
Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. "Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo". Fournier però ha anche cercato di ridimensionare in parte le responsabilità dei poliziotti: "Sicuramente nella scuola c'erano persone che hanno fatto resistenza, issato barricate, per cui non mi sento di dare la patente di santità a tutti gli occupanti dell'istituto". "Non posso escludere in modo assoluto che qualche agente del mio reparto abbia picchiato", ha detto ancora. In merito poi all'episodio del vice questore Troiani, il poliziotto che avrebbe portato le due bottiglie molotov nella scuola, come prova a carico dei 93 no global, poi arrestati, Fournier ha raccontato di aver visto il collega vicino alla camionetta con addosso il casco del Reparto Mobile di Roma. "Casco e cinturone del nostro reparto - ha spiegato - erano stati distribuiti in occasione del G8 anche ad altri reparti mobili".
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