|
2000 il delitto del Parasio
|
|
Le troupe della Cart hanno operato ad Imperia nei giorni del delitto per le reti MEDIASET (Tg4 e Tg5) e dopo l'arresto dell'assassino in Romania per il programma RAI "PORTA A PORTA"
|
Imperia, 18 agosto 2000
La porta dell'alloggio del quartiere Parasio di Imperia dove Vasile Dongiu uccise la piccola Hagere Kilani. Subito dopo la scomparsa della bimba, la madre lo aveva immediatamente indicato come quello da cui aveva udito pervenire le urla della figlia. Sarà perquisito solo a tarda sera perchè appartenente ad un infermiere conosciuto alla Mobile come al di sopra di ogni sospetto (informatore della Questura ?).
L'uomo, invece aveva dato ospitalità all'assassino rumeno, solito prostituirsi.
|
L'assassino
L'assassino Vasile Dongiu ripreso in carcere dalla Tv Rumena. Arrestato al confine tra Romania e Ungheria dopo aver vagato impunemente per l'Europa, pure fermato e poi rilasciato dalla polizia francese.
|
|
«La mia bambina poteva essere salvata» Piccola uccisa, la madre accusa la polizia. Il questore: fatto il possibile. Caccia al pedofilo
«La mia bambina poteva essere salvata» Piccola uccisa, la madre accusa la polizia. Il questore: fatto il possibile. Caccia al pedofilo DAI NOSTRI INVIATI IMPERIA - Vasile «l' assassino», Vasile «il pedofilo» è lontano. In Francia, forse. Come lascia intendere il tossicodipendente che per ultimo ha giurato alla polizia di averlo visto venerdì sera alla stazione di Ventimiglia. Vasile è scomparso, dopo essersi liberato degli abiti della mattanza, abbandonati sul termosifone della sua camera da letto trasformata in antro di orrori. Apparentemente inghiottito dal nulla. Magari nelle pieghe di Rue Paganini, a Nizza, nel quartiere della semiclandestina comunità romena. Magari in qualche anfratto all' ombra della rocca di Mentone, dove aveva fatto la vita e amici di disperazione ne aveva. O forse no. Forse è ancora in Italia. Anche se nulla, nel giorno dell' orrore, sembra dover arrivare in soccorso. Neppure quel maledetto telefono cellulare Gsm che l' amico Agostino Greco gli aveva regalato e che venerdì aveva acceso per un attimo le speranze di cacciatori sfiniti e furiosi. Muto. Quel telefono non parla. Non aiuta ad accendere un puntino sulla carta geografica. Quel telefono, forse, Vasile neppure lo ha con sé. E allora, il giorno dell' orrore e di una caccia senza preda diventa quello in cui il dolore di una famiglia si trasforma in rabbia disperata. Laila Gassouma, la mamma di Hagere, è una donna dai lineamenti sottili, di una bellezza fiera e gli occhi di un marrone scuro intenso. Che ora bruciano. Non piange Laila. Accusa. Seduta sul divano della casa di piazza Parasio 21, che guarda il cortile con l' asfalto dipinto dal tracciato colorato del gioco dell' Oca, in cui Hagere, per l' ultima volta era scesa a giocare venerdì prima di pranzo. «Saranno state le 13 e 30. Ho chiamato la mia bambina dalla finestra. Lei mi ha risposto mamma in arabo. Poi, però, non arrivava. Così sono andata in strada a cercarla e ho sentito la sua voce che provava a dire qualcosa ma che veniva soffocata. Quando è arrivata la polizia l' ho detto: "Ho sentito mia figlia lì dentro". E ho indicato il palazzo dov' era la casa con il civico 39. Ho ripetuto: "Aprite quella porta".
Ma loro non hanno fatto niente. Hanno detto che non c' erano i proprietari. E senza permesso non potevano. Loro, quella porta l' hanno aperta solo 9 ore dopo. E Hagere era morta. Io ho sentito mia figlia. Se aprivano quella porta, la trovavano viva». Abdel Fattah, il padre, per un attimo si allontana dai 3 figli che la vita ha risparmiato. E alla rabbia aggiunge il sospetto: «Quell' uomo non ha agito da solo. È stato aiutato». Ce l' ha con i padroni di casa di Agostino Greco, l' amico di Vasile.
|
Che, giura, ha visto «tremare». Ce l' ha con una povera gattara che avrebbe aizzato forze maligne. Con due turisti tedeschi dai tatuaggi vistosi, che «non hanno bambini e volevano portarci via la nostra Hagere». Il questore Andrea Ninetti ascolta, abbassa le palpebre e sceglie la via della risposta sottovoce. Contenuta. «Posso solo dire che è stato fatto tutto il necessario per cercare di rintracciare la bimba. Sono state impiegate tutte e ripeto tutte le forze umane e logistiche disponibili». Già, sarà banale, ma Hagere, come giurano gli sfiniti uomini della mobile, è morta di un orrore che non nasconde misteri, se non quelli della mente che lo ha partorito. L' informativa arrivata al pm Filippo Maffeo non è infatti neppure lontana parente di un canovaccio di misteri. Ma solo la gelida sequenza di una folle mattanza per mano di un solo uomo. Cominciata alle 13.30 di venerdì, nel cortile di piazza Parasio, quando Vasile ha stretto la mano di Hagere, allontanandosi con lei dal suo amichetto Giacomo che i genitori avevano appena, inconsapevolmente, sottratto al sorteggio della morte. E conclusa tra le 14 e le 14.30. Quando, come ha certificato ieri l' autopsia, la lama di un coltello da cucina ha spezzato il cuore della piccola Hagere. Quello che è successo dopo nella camera da letto al 39 di via Parasio non ha nulla a che fare con il comprensibile. È uno scempio in 7 fendenti vibrati dal basso verso l' alto che ha rivoltato lo stomaco di vecchi funzionari di polizia. Che, sostiene l' autopsia, si sarebbe grazie a Dio abbattuto su un corpicino già privo di vita. Che pure aveva provato a difendersi fino alla fine (sulle nocche della bimba le tracce di ferite da taglio e quelle di un principio di soffocamento) ma che non aveva subito né violenze né umiliazioni sessuali. Come a sera conferma il capo della Mobile. E per la Mobile di Imperia, il dubbio investigativo, che pure si era affacciato nella notte di venerdì, si è chiuso nello spazio di poche ore. Agostino, l' amico gay di Vasile, era a lavorare a quell' ora. E proprio Agostino, che adesso si nasconde per paura del disprezzo e della vendetta, è stato determinante nelle ricerche e nei pochi indizi (il telefonino, i luoghi frequentati da Vasile, il ritrovamento del corpo alle 23 e 15 di venerdì) su cui si sta costruendo la caccia. Vasile ha tradito e umiliato anche lui. Rovesciando sulla scena del delitto, prima di fuggirne, quelle riviste di pornografia gay che se ne stavano chiuse in un cassetto. E del resto, che qualche cosa fosse saltato nella testa di Vasile lo ha confermato alla Mobile anche una giovane romena di Ventimiglia che negli ultimi giorni si era sentita telefonicamente umiliata dalle richieste di quel ragazzo che sembrava un amico e che, al contrario desiderava morbosamente le sue figlie. La mamma di Hagere racconta che aveva già visto Vasile ciondolare nei giorni scorsi nel cortile. Aggiungono gli investigatori della Mobile che non è escluso che la bimba avesse imparato a fidarsi di lui. Che avesse addirittura già visitato la sua casa. Se è vero che venerdì pomeriggio, dopo aver annusato gli indumenti della bimba, i migliori cani delle unità cinofile sono rimasti ubriachi al centro della piazza. Ciechi. Perché ogni angolo, anche quelli all' ingresso della casa dell' orrore odoravano di quella bimba che salutava tutti. E si fidava di tutti. Tra gli altri, di chi, ieri, ha voluto ricordarla con un mazzo di 13 rose rosa, appoggiate allo stipite della porta di ingresso della casa in cui si è consumato lo scempio. Nascosta tra i petali, una cartolina con un testo senza firma: «Piccolina, perché l' uomo può diventare così cattivo e brutale? E tu cosa ne sapevi? Riposa in pace piccolina». C.B. M.I.
Bonini Carlo, Imarisio Marco
|