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2001 nuovo delitto attribuito a Minghella
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La CART ha seguito la vicenda operando per la RAI (TgR e "La vita in diretta")
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Il "travoltino" della valpolcevera al momento del suo primo arresto per una serie di delitti che avevano ragazze come vittime. Prima confessò i delitti, poi negò tutto affermando che la confessione gli era stata estorta. Venne condannato.
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Minghella, in semilibertà affidato alla Comunità Abele, s'era ricostruito la vita a Torino. E' stato nuovamente arrestato nell'aprile 2001 con l'accusa di essere il responsabile dell'uccisione di alcune prostitute. Si proclama innocente e sembrano essere orientati a difendere la sua innocenza sia esponenti della Comunità Abele che de la Comunità di San Benedetto.
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Il "Giro del vento", quartiere della Valpolcevera a Genova dove viveva Minghella fino al primo arresto e dove vivevano alcune delle vittime.
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Sia la Comunità Abele che quella di San Benedetto hanno seguito il recupero di Minghella mantenendo seri dubbi sia sull'attribuzione dei delitti per i quali era stato condannato che sulla sua responsabilità per i delitti per i quali è ora accusato a Torino.
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Ammazzò e seviziò quattro donne a Genova nel 1978
Condannato all'ergastolo, è in semilibertà dal '95
Minghella, torna il serial killer Ha ucciso di nuovo a Torino?
Ora è indagato per altri due omicidi di prostitute del '97Riaperti altri cinque casi risalenti all'anno primadi
ARTURO BUZZOLAN e MEO PONTE
TORINO - Aveva il naso rotto da pugile, rideva sempre e amava indossare stivaletti a punta e con il tacco alto. Vagabondava per le discoteche della periferia genovese dove lo chiamavano "il John Travolta della Valpolcevera", dal quartiere in cui viveva. Aveva una passione per l'attore de "La febbre del sabato sera" e si vantava: "Ho avuto cento donne, voglio arrivare a mille". Ne uccise quattro tra l'agosto e il dicembre del 1978. Su altri due delitti non fu mai provata la sua colpevolezza. Diventò allora "il mostro del Giro del Vento", strada del quartiere popolare di Genova dove viveva.Maurizio Minghella, serial killer di periferia, fu condannato all'ergastolo e finì nel penitenziario di Porto Azzurro in compagnia di un altro celebre assassino genovese, Edoardo Bozano che aveva ucciso Milena Sutter. Aveva 21 anni. E' rimasto in carcere sino al '95 poi il tribunale di sorveglianza di Livorno gli ha concesso la semilibertà. Oggi Maurizio Minghella ha 44 anni, lavora come semilibero in una cooperativa del Gruppo Abele a Torino e ha ripreso ad uccidere. Arrestato il 7 marzo per una rapina ad una prostituta albanese aggredita ad Alpignano, cintura torinese, nel settembre scorso, dalla settimana scorsa è indagato per due omicidi, quello di Fatima H'Didou, una marocchina di 26 anni, strangolata con la cintura di un accappatoio il 27 maggio 1997 a Caselette e quello di Tima Motoc, una prostituta moldava di 23 anni, torturata, strangolata con un collant e poi bruciata nelle campagne di Collegno il 16 febbraio scorso. "Un atto dovuto quello dell'iscrizione di Minghella nel registro degli indagati - sottolineano negli uffici della Procura di Torino - Era necessario per l'esame del Dna". I risultati dell'analisi però arrivati mercoledì avrebbero confermato i sospetti su Minghella e spinto il sostituto procuratore Roberto Sparagna, il magistrato che coordina l'indagine della Squadra Mobile a riesumare i fascicoli di cinque giovani donne uccise da un assassino misterioso ma con modalità analoghe a partire dal '96.
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E sull'ex "travoltino" si sono così addensati i sospetti di aver massacrato a colpi di pietra Ebe Musso, un'ambulante di 35 anni il cui corpo fu scoperto il 22 maggio '96 a Garzigliana, nei dintorni di Pinerolo; di aver sfondato il cranio a Heriona Sulejmani, un'albanese di 16 anni trovata cadavere il 2 agosto '96 a Reano; di aver ucciso e bruciata la sconosciuta i cui resti furono scoperti il 19 agosto '96 a Carmagnola, di aver strangolato con un foulard Giuliana Vilali, 23 anni, macedone, a Rivoli.
Lui si giura innocente, chiama a testimoni i membri della Cooperativa Piero e Gianni, una falegnameria del Gruppo Abele dove lavorava quando alle 7,30 lasciava la cella del carcere delle Vallette dove doveva rientrare alle 22,30. Maristella Ferri, 34 anni, la donna con cui viveva da due anni, ha raccontato: "Con me si comportava benissimo, era sempre gentile e affettuoso e si era affezionato al mio bimbo di 5 anni. Lo trattava come fosse suo figlio. Mi aveva parlato del suo passato, raccontato di quelle ragazze uccise a Genova, della condanna all'ergastolo, ma diceva di essere stato costretto a confessare, di essere innocente. Si definiva la vittima di un errore giudiziario".Un ritornello che aveva ripetuto anche nel '95, subito dopo aver ottenuto la semilibertà. "Ho confessato gli omicidi di quelle ragazze perché costretto: acqua e sale, botte, non ce l'avrebbe fatta nessuno a resistere a simili pressioni...". A Genova però nel dicembre del '78, pochi giorni dopo l'ultimo dei quattro delitti, quello di Wanda Scerra, una commessa di 19 anni, violentata e poi strangolata con la cintura del suo stesso impermeabile, aveva confessato alla polizia: "Le ho uccise io. Ho perso la testa quando ho scoperto che erano mestruate...".
La scia di sangue lasciata dal mostro del Giro del Vento era iniziata il 19 aprile dello stesso anno. Quel giorno a Costa di Trensasco, poco sopra la ferrovia Genova-Casella, fu scoperto il corpo senza vita di Anna Pagano, una tossicomane che si prostituiva per comprare l'eroina. Qualcuno l'aveva uccisa sfracellandole la testa a colpi di pietra. L'assassino aveva poi infierito sul cadavere e sulla schiena le aveva scritto in stampatello "Brigate Rose Moro". Poi le aveva infilato nel corpo la biro rossa. Un particolare che ritorna nell'uccisione di Tina Motoc, seviziata con un ramoscello.Il 19 luglio del '78 a Prelo di Valbrevenna, in Valle Scrivia, fu invece ritrovato il cadavere di Maria Catena Alba, conosciuta dagli amici come Tina. Aveva solo quattordici anni ed era scomparsa la sera prima. L'assassino l'aveva strangolata con il tirante di portapacchi e l'aveva poi legata ad un albero. Tina era seminuda: accanto al suo corpo senza vita erano posati i jeans bianchi, il maglioncino blu e un sacchetto con la merenda.Maria Strambelli fu rintracciata dopo lunghe ricerche il 22 agosto in un bosco di Bolzaneto. I periti stabilirono che era stata strangolata e che l'assassino aveva invano tentato di bruciare il suo cadavere dopo averlo martoriato. Era un'ex compagna di collegio di Wanda Scerra destinata nel dicembre successivo a diventare la quarta e ultima vittima accertata del "mostro del Giro del Vento".(30 marzo 2001)
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14/10/2007
L’altra faccia dell’assassino
Le lettere d’amore di Minghella, all’ergastolo per aver ammazzato quindici donne
MASSIMO NUMA
Il primo ergastolo non si scorda mai. Il serial killer Maurizio Minghella, uno dei più feroci e crudeli pluriomicidi, esordisce con una condanna a vita nell’82. Semi-libero dopo 17 anni, riprende a uccidere e, da 2005 è tornato a essere un sepolto vivo. Prigioniero da quattro anni nel carcere di Poggioreale. Fa ginnastica tutte le mattine e sogna di essere trasferito in un istituto del Nord, vicino alla famiglia. La sua storia parte da lontano. E’ il 18 aprile 1978. Sulle alture di Genova, Anna Pagano, vent’anni, prostituta tossicodipendente, viene trovata morta. Testa fracassata, sulla schiena qualcuno ha scritto con un pennarello «Brigate Rose». Seviziata in modo orribile, indescrivibile. Otto luglio 1978: Giuseppina Jerardi, 23 anni, è uccisa, sempre a Genova, con modalità simili. Il 19 luglio, in località Brevenna, Maria Catena «Tina» Alba, 14 anni, scomparsa da casa da 24 ore, viene trovata uccisa: il corpo, nudo, crocefisso a un albero. Morte per strangolamento. Notte del 22 agosto: Maria Strambelli, 21 anni, commessa, viene massacrata e seviziata. Wanda Scerra, 19 anni, scomparsa il 28 novembre, è ritrovata morta in una scarpata. Violentata e strangolata.
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La squadra mobile di Genova arresta Maurizio Minghella, 23 anni, ex pugile, incensurato, professione piastrellista, detto «Travoltino» per la passione per le discoteche. E’ condannato all’ergastolo con sentenza definitiva nel 1982. Detenuto modello. Nulla di strano, però. Gli psichiatri osservano che soggetti come lui, una volta in carcere, entrano in una specie di letargo. Il «mostro» ritorna non appena torna nel mondo libero. Così accade. Nel 1995 è un detenuto in semi-libertà, è un provetto falegname, viene accolto dalla comunità di don Ciotti, a Torino. Don Andrea Gallo, un sacerdote di Genova, pensa sia innocente e si batte per la revisione del processo. Maurizio conosce, nella stazione di Porta Nuova, una ragazza, Marika S. e ha un figlio da lei, che ora ha 9 anni. Poi riprende ad uccidere, seviziare, strangolare. Cambia solo tipo di vittime: non più le ragazze normali, vicine di casa, commesse, amiche di una notte, ma punta esclusivamente sulle prostitute.
La prima è Elly, poi tocca a Fatima, Cosima, Nadia, Giuliana, Carolina (forse) e all’ultima, Florentina «Tina» Motoc, moldava, 24 anni, madre di una bimba di tre. E’ il febbraio del 2001. Il 6 marzo, Marco Basile, il capo della sezione omicidi della squadra mobile, lo arresta, nella sua casa della periferia Nord, dove convive con Stella F. Che lo abbandonerà al suo destino. Nell’inverno del 2003 la Corte di Assise di Torino gli rifila due nuovi ergastoli e due condanne da 30 anni. Il 30 settembre dello stesso anno, la corte d’Appello conferma il primo grado ma gli ergastoli scendono da due a uno. L’8 giugno 2005, la prima sezione penale della Cassazione conferma le condanne. Minghella, dal carcere, non uscirà mai più.
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