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MARZO 2008 
 
 
l bimbo aveva ancora il cordone ombelicale attaccato A segnalarne la presenza due donne, forse di nazionalità romena 
Un neonato appena partorito trovato in un palazzo a Genova 
GENOVA - Il corpicino senza vita di un neonato è stato trovato questa mattina dai carabinieri di Genova all'interno di un edificio di via Ballaydier, nella zona di Sampierdarena. A segnalarlo, con una telefonata giunta al 112 poco prima delle 9, è stato un meccanico che lavora in un'officina nei pressi dell'edificio: due donne, di nazionalità presumibilmente romena, si erano presentate da lui, dicendo che nel palazzo c'era "un bambino morto".E così gli uomini dell'Arma, giunti sul posto, hanno trovato il minuscolo cadavere, al secondo piano del palazzo, in mezzo a un cumulo di rifiuti. Secondo i primi accertamenti, il bimbo - un maschio - sarebbe stato partorito nella notte. Ha il corpo completamente formato, ed è di razza bianca. Il cordone ombelicale è ancora attaccato: probabilmente, è stato partorito nella stessa stanza in cui è stato trovato. Apparentemente, non ci sono segni di violenza ma solo gli esami potranno chiarire le cause della morte.L'edificio in cui si è consumato il parto è di proprietà del Comune, ed è attualmente in vendita. Si trova in un'area adibita a uffici. Tempo fa era stato sgomberato da abusivi che vi trascorrevano la notte, ma quindici giorni fa era stato di nuovo occupato. Dopo la rimozione della salma è stato posto sotto sequestro dall'autorità giudiziaria.Indagini sono in corso per rintracciare la madre del neonato, a cui è stato lanciato un appello affinché si presenti in un ospedale o in un ufficio di polizia giudiziaria. Titolare dell'inchiesta è il pm della procura di Genova Anna Canepa.  
 
 
NELQUARTIERE DI SAN BENIGNO A  GENOVA 
Neonato morto nei rifiuti del tugurio. La madre è fuggita. 
Tragedia della miseria all’ombra dei grattacieli 
senza segni di violenza sul corpo, partorito al termine d’una gravidanza completa e nel corso della nottata». 
Il freddo linguaggio della medicina legale definisce 
così la tragedia consumatasi ieri a Genova, nel quartierediSanBenigno,dove è stato ritrovato u n neonato partorito tra i rifiuti e poi lasciato lì amorire. Da una madre prevedibilmente molto giovane,che ora rischia però gravi infezioni, forse la sua stessa vita, avendo dato alla luce quella creatura in un tugurio zeppo di ogni sorta di spazzatura. 
Quelle parole  «un maschio...» pronunciate 
dal medico legale Marco Salvi sono il primo tassello d’un mosaico che resterà,per l’intera giornata,incompleto. 
Perché lo stabile, vicino ai grattacieli del WorldTrade 
Center, è abitato solo da disperati, quasi esclusivamente romeni che non hanno molta voglia di parlare sebbene dieci di loro fossero dentro nell’istante in cui il prodigio di una vita che nasce si trasformava in tragedia. 
Nessuno è riuscito finora a individuare la madre 
 
 
Don Andrea Gallo conosce bene via Balleydier, la galleria sotto lo svincolo dell´autostrada dove le donne si ritrovano la sera per vendersi, dove altri disperati arrivano a cercare un rifugio. Qui è arrivata la donna che venerdì notte ha partorito un bimbo di nove mesi, morto. Don Gallo guarda il degrado e pensa che non deve più accadere.Il prete di strada tra gli ultimi della Coscia: "La Pira occupò le case vuote dei borghesi, e noi stiamo solo a guardare"  
La folla degli immigrati è scappata via dai tuguri dentro il palazzoPoco distante era morto un giovane precipitando da un´intercapedine"Perché la dottoressa Cancellieri non ci convoca tutti?Abbiamo solo 14 letti, ma altri come noi sentono che è il momento di intervenire"  
Una poltrona che vorrebbe sembrare antica, in velluto giallo, i braccioli in legno, è appoggiata al muro. A fianco, il cemento ha chiuso il buco da dove, ogni sera, fino a venerdì, disperati dell´Est o forse rumeni e Rom, venivano a dormire. Dentro un palazzo abbandonato di cinque piani, senza più portone, con le finestre ridotte a buchi neri, qualcuna coperta con grate di ferro arrugginito, qualche altra mimetizzata da persiane in legno sghembe, sopravvissute al degrado più assoluto. Di fronte officine dove la gente lavora. È via Balleydier, alle spalle del Wtc, uno dei simboli della Genova che cambia, a Sampierdarena, nella zona che un tempo chiamavano la "Coscia". Da quel buco vicino alla poltrona finto antico, è entrata la donna che, venerdì notte, ha partorito un bimbo di nove mesi, morto. Di stenti, comunque sia andata. Lì vicino, al Matitone, sede di uffici del Comune, il 13 gennaio è morto un nordafricano, precipitato a terra, mentre tentava di avvicinarsi a una condotta dell´aria per riscaldarsi. Storie di ultimi, i prediletti di don Andrea Gallo, che esorta la città a muoversi. A salvare chi ha meno di nulla. In via Balleydier, intanto, sono arrivate le transenne della polizia, il cemento a chiudere i buchi, i divieti di ingresso, perché la magistratura sta indagando. Intanto, quell´umanità è scappata via dai tuguri dentro il palazzo, diventati la loro casa. Scappati per paura.  
Don Andrea Gallo, conosce bene via Balleydier, la galleria sotto lo svincolo dell´autostrada, dove altre donne si ritrovano la sera per vendersi, dove altri disperati arrivano a cercare un rifugio. Lui passa molte notti da quelle parti, con le Unità di Strada, adesso guarda e pensa che non deve più accadere. Con il sigaro in bocca, cita Giorgio La Pira, «il sindaco santo di Firenze», come lo chiama lui. Dice: «La Pira scrisse un libro "L´attesa della povera gente" e lui, professore di diritto, riuscì a scovare un cavillo giuridico, andò oltre Arno e occupò le case vuote della borghesia. Hanno fatto lo stesso a Roma al X e XI Municipio. E allora, a Genova no?». Poi torna al suo incontro con il nuovo prefetto, Anna Maria Cancellieri: «perché non ci convoca tutti? Noi abbiamo una piccola comunità, la gestiamo insieme con il Ceis, sono 14 posti, ma ci sono altri come noi, non possiamo star a vedere, qui abbiamo come minimo il 3 per cento di senza dimora». Si accalora, il "prete degli ultimi": «questo entra nella sicurezza o no?, non sappiamo nemmeno bene di chi è il terreno, ma la Derna ha costruito a due passi, non poteva prendersi anche questo pezzetto?».  
lta alla Coscia abitavano famiglie di pescatori, ricorda don Gallo, poi ti prende per un braccio, mostra un orizzonte coperto da serbatoi: «laggiù si arrivava al mare, io sono di queste parti, me lo ricordo bene». Tanti anni fa, in altro secolo, in un´altra città. Che qui, non è cambiata. Si è come illividita e ingessata, con il palazzo - tugurio, requiem alla civiltà. Giovanni ha l´officina proprio di fronte, quei disperati li incrocia, ogni tanto: «Devono essere ben disgraziati, perché come si può pensare di vivere là dentro? Mi domando quanta sia la povertà al loro paese, se accettano di vivere qui, se qualcuno arriva a chiedere dove stanno gli altri». I disperati della Coscia, Giovanni è convinto che arrivino dall´Est, Albania, Romania, qualche Rom; poco più avanti due immigrati, un algerino e un magrebino, sono di altro parere: rom, nessun sudamericano, nessuno dall´Est.  
Don Gallo ascolta tutti, cammina, una donna lo ferma:«Andrea, ti ricordi di me? Mi hai sposato», più avanti sotto lo svincolo autostradale, nel piccolo posto di ristoro, una ragazza lo vede, esce: «Andrea sono io». Lui l´accarezza, «ora stai bene? « «Sì». Che cosa fai qui? «Cosa vuoi che faccia Andrea?». Più indietro, nel palazzo dei disperati, qualcuno ha già buttato giù i mattoni che coprivano un altro buco di ingresso, sulla facciata laterale. Da una finestra spunta una tendina bianca, da un´altra si intravede una porta spalancata, con il vetro. Case, le chiameranno così i disperati? A fianco del palazzo altri cancelli chiudono una mini discarica a cielo aperto, spazzatura accumulata nei giorni, nei mesi, negli anni. Eppure lì, a cento passi, c´è una sfilza di bidoni. Nessuno ha mai pensato di usarli. Don Gallo, prete degli ultimi, cammina, guarda quel buco di cemento, insiste: «prima non c´era niente, l´entrata è attaccata al palazzo, hanno tagliato la rete per entrare». Poi si sposta nel giardino incolto che sta lì di fronte: «Una volta, sotto c´erano le trattorie, adesso è rimasto questo schifo, d´estate arrivano anche qui, con la tenda». Pensa ancora a quel bambino morto di stenti: «perché è rimasta la mamma?, poteva andare in ospedale. Avrà avuto paura del permesso di soggiorno, della polizia». E scuote la testa, don Andrea, cupo ma deciso a non arrendersi.  
(da La Repubblica Genova del 19 febbraio)