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APRILE 2008 
 
 
 
Silvio Zanini, commerciante in pensione vedovo ormai da tempo, è morto a 86 anni, sgozzato nel letto di casa, al terzo piano di un palazzo del centro storico di Sampierdarena, in via Carlo Rolando, strada di frontiera dove la comunità italiana sta diventando inesorabilmente minoranza. Lo ha trovato ieri il figlio, Enzo, pollivendolo come il padre. Lo aveva sentito per l’ultima volta mercoledì sera. È un giallo. Il cuscino sul volto, a coprire una mattanza. L’anziano è stato colpito con cinque coltellate al collo. Una rapina? Sul letto il portafogli, lasciato aperto sulla coperta, vuoto.L’arma del delitto ancora non è stata trovata. Segno che potrebbe essere stata portata via dall’assassino, nascosta oppure gettata in un luogo lontano. L’indagine è in pieno svolgimento. Si lavora «a 360 gradi» sottolinea il vice questore Alessandra Bucci, responsabile della omicidi. Da indiscrezioni pare che gli inquirenti abbiano imboccato una pista precisa, che non porterebbe distante dall’ambiente nel quale l’anziano viveva.Gli agenti delle volanti hanno passato al setaccio l’intero quartiere. Invano.Hanno rovesciato i cassonetti, aiutati da un operatore dell’Amiu. Hanno aperto i sacchetti. Nulla di riconducibile alla scena del delitto è stato individuato. Non solo. I poliziotti hanno rovistato in ogni angolo, hanno aperto gli sportelli dei contatori dell’energia elettrica. Di fronte a una folla sempre più nutrita di curiosi, hanno scavalcato le recinzioni dei giardini condominiali della zona e, armati di bastoni e rastrelli improvvisati, hanno controllato ogni palmo di terra ed erbacce. Gli investigatori in serata hanno ascoltato la donna che da qualche tempo si prendeva cura di Silvio Zanini. Una colf italiana, di una sessantina d’anni: «Andavo da lui due volte alla settimana - spiega, raggiunta telefonicamente nella sua abitazione di Rivarolo - l’ultima volta l’avevo visto martedì». Gli inquirenti si sarebbero concentrati anche sulla figura del figlio, con un passato “difficile”.
 
18 aprile 2008 
Ha uccisoper pagarsi il videopoker 
Graziano Cetara  
Rovinato dai videopoker. Assillato dalla necessità di procurarsi qualche banconota da dieci euro da giocare alle macchinette dell’azzardo di Stato. Lo stipendio da ponteggiatore non bastava più, ormai. La droga non c’entra. Luigi De Chirico, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è arrivato a uccidere per questo e non per procurarsi il denaro per una dose. Non si faceva più da sei anni, avverte il suo legale, l’avvocato Raffaella Multedo: «Faceva test delle urine ogni settimana e non è mai risultato nulla». 
Da ieri il manovale, 47 anni, è in carcere con l’accusa di aver accoltellato e soffocato il pensionato Silvio Zanini, 86 anni, nel suo appartamento di via Carlo Rolando a Sampierdarena, una settimana fa. Omicidio volontario. Lo inchioda il dna ricavato dal sangue trovato su un coltello e sui vestiti sequestrati in casa sua: è quello della vittima. I risultati delle analisi della polizia scientifica di Roma sono arrivati ieri mattina dopo giorni e giorni di lavoro ininterrotto. Il coltello, a serramanico, è l’arma del delitto. I vestiti, quelli indossati la mattina del 10 aprile, al terzo piano del civico 23 di via Rolando. Così è scattato il fermo, controfirmato dal sostituto procuratore Gabriella Marino, titolare dell’inchiesta, affidata alla sezione Omicidi della squadra mobile genovese. 
Giallo risolto. In meno di una settimana. Il nome dell’indiziato numero uno era spuntato già pochi minuti dopo l’omicidio. Tutto a partire da un’intuizione: nella casa del delitto non c’era la scena tipica di un’incursione di ladri o rapinatori fuggiti dopo essere stati scoperti e dopo aver ucciso il derubato. Le camere apparivano in ordine. Un ordine irreale. «Questo ci ha fatto guardare all’ambiente vicino alla vittima, una persona riservata con pochissimi amici», spiega Alessandra Bucci, capo della Omicidi. Nessuno ha pensato nemmeno per un istante che potesse essersi trattato di qualche ladruncolo acrobata capace di entrare e uscire da una finestra lasciata aperta.