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MAGGIO 2008 
 
 
 
 
 
 
Mensopoli, nuove verità di Alessioe adesso i politici tremano ancora 
Giuseppe FilettoOggi a Chiavari interrogatorio bis per l´imprenditore  
È il giorno del "corruttore", di Roberto Alessio, dell´imprenditore delle carni di Caresanablot (Vercelli) che avrebbe pagato una tangente di 20 mila euro all´ex consigliere comunale dei Ds, Claudio Fedrazzoni, il presunto collettore, nell´inchiesta sulle mense scolastiche. Parte di quel denaro poi sarebbe andato a Stefano Francesca, il portavoce del sindaco Marta Vincenzi, che invece nega di aver mai preso un centesimo. Oggi, comunque, è il giorno decisivo, in cui Alessio sarà riascoltato, alle 15 dal pm Francesco Pinto nel carcere di Chiavari. L´imprenditore vercellese, che vanta l´amicizia con il suo concittadino, il cardinale Tarcisio Bertone, e ha raccontato in alcune conversazioni intercettate, di essere stato tra i 50 superinvitati al compleanno del Segretario di Stato Vaticano nel dicembre scorso a Roma, oggi potrebbe raccontare di più, parlare di altre tangenti. Sulla sua azienda, infatti, pende l´accusa di essere coinvolta nella corruzione e per la legge 231 del 2001 rischia pesanti sanzioni, addirittura la chiusura o la sospensione dell´attività. Una ghigliottina pronta a calare su Alessio, che cercherà di salvare la ditta e per farlo potrebbe collaborare al massimo con gli inquirenti.Potrebbe anche essere il giorno precedente la "libertà" per alcuni dei cinque arrestati. Casagrande ed Alessio sarebbero stati abbastanza collaborativi con il pm e il gip Roberto Fucigna che li hanno interrogati. Stefano Francesca, invece, avrebbe negato, ribattuto, persino alzato la voce. Claudio Fedrazzoni, l´ex camallo, in parte avrebbe confessato, ma anche negato. A lui, a Francesca, Casagrande ed Alessio la magistratura contesta anche l´associazione per delinquere. Sembrerebbe invece leggermente più defilato il ruolo di Giuseppe Profiti, l´unico agli arresti domiciliari. L´ex uomo della Regione, ora presidente dell´ospedale Bambin Gesù, avrebbe fatto da anello tra la "Casagrande band" ed i vertici della Asl-Due. Qui la Alessio Spa nel novembre del 2007 ha vinto l´appalto delle mense, bloccato però da un ricorso al Tar, presentato dall´altra ditta concorrente, la Pedus-Dussmann. In questa ultima vicenda è indagato il direttore amministrativo della Asl 2, Alfonso Di Donato. Anche lui deve rispondere alle stesse accuse degli altri: corruzione e turbativa d´asta. Davanti al gip Alessio ha confessato di aver elargito tangenti, in cambio di appoggi per questa gara. I legali dei cinque arrestati hanno richiesto la scarcerazione e tra oggi e domani Roberto Fucigna dovrebbe prendere una decisione. A sua volta il gip attende il parere del sostituto procuratore Francesco Pinto. Per i più collaborativi le misure cautelari in carcere potrebbero trasformarsi in arresti domiciliari, mentre per Profiti potrebbe arrivare la libertà. Oggi, intanto, il cardinale Angelo Bagnasco apre la cinquantottesima Assemblea Generale dell´Episcopato Italiano. C´è attesa da parte degli osservatori politici per capire se Bagnasco farà qualche passaggio, anche solo a livello generale o di principi, sugli aspetti dell´inchiesta, che hanno chiamato in causa la Chiesa. Nei giorni scorsi l´arcivescovo aveva detto: «Genova è una città da servire e non da usare».  
(26 maggio 2008)
 
Mensopoli si allarga alla sanità genovese 
Graziano Cetara Matteo Indice  
«Ci sono state altre gare pubbliche, a Genova, che ritengo non abbiano seguito un corso regolare, in particolare forniture importanti per le mense ospedaliere. Ho deciso di riferire nomi e dettagli dopo aver letto degli ultimi rivolgimenti sui giornali». 
In ambienti della Procura viene definita «la carta segreta», da utilizzare nel corso dell’inchiesta per consolidarne le ramificazioni. Di certo si sa che è un’imprenditrice del settore della ristorazione ed è la testimone ascoltata dal sostituto procuratore Francesco Pinto per quattro ore la settimana scorsa. È lei ad aver chiamato in causa indirettamente i bandi per i servizi ai principali ospedali cittadini, producendo un effetto immediato: la Finanza sta riesaminando le carte degli appalti assegnati «prevalentemente in ambito sanitario», nel capoluogo ligure e negli ultimi cinque anni. E non solo quelli per la refezione del Galliera, già al centro di un’indagine dello stesso pm Pinto che portò ad arresti e al processo iniziato nei giorni scorsi. 
È l’ultimo sviluppo di Mensopoli, il terremoto nato sulle presunte tangenti pagate dall’imprenditore vercellese Roberto Alessio per rifornire le mense scolastiche di Genova e della Asl di Savona. 
La testimonianza raccolta venerdì scorso, nel corso del colloquio tenuto nell’ufficio del pubblico ministero al palazzo di giustizia, apre ulteriormente il vaso di Pandora, come viene definito dagli investigatori. L’imprenditrice ha fornito dettagli e chiarificazioni sulle società, un numero non particolarmente allargato, che hanno partecipato alle gare più importanti nel capoluogo ligure. «Allo stato - confermano ancora fonti investigative al Secolo XIX - non si può ancora parlare di irregolarità. Ma siamo in una fase preparatoria e di sicuro il sistema che ha governato l’assegnazione di appalti milionari negli ospedali di Genova va rivisto». 
LA SETTIMANA inizia insomma con una svolta, che arriva all’indomani dell’avviso di garanzia per turbativa d’asta inviato ad Antonella Calò, funzionaria dell’Asl savonese. È la nona indagata di Mensopoli, dopo il tourbillon di metà maggio. In carcere erano finiti Roberto Alessio, titolare della Alessio spa di Vercelli, Claudio Fedrazzoni e Massimo Casagrande, ex consiglieri diessini a Genova, e Stefano Francesca, fino a poche settimane fa portavoce del sindaco Marta Vincenzi. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e nel frattempo sono tornati in libertà. Ai domiciliari per turbativa d’asta era finito Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù di Roma ed ex manager della Regione (anche lui liberato), mentre a piede libero sono sempre rimasti Paolo Striano e Massimiliano Morettini (ex assessori della giunta Vincenzi) e Alfonso Di Donato (direttore amministrativo della Asl savonese). Secondo il pubblico ministero Fedrazzoni, Casagrande e Francesca avrebbero favorito Alessio a Genova, mentre a Savona sarebbe stato appoggiato “operativamente” da Di Donato e la Calò, su input di Profiti e tramite ancora Fedrazzoni. La funzionaria, che sarà ascoltata dal pm nelle prossime ore, è finita nei guai a causa di alcune telefonate con lo stesso Alessio, conversazioni che secondo le Fiamme Gialle certificherebbero la sua disponibilità a realizzare un secondo bando di gara “su misura” per l’industriale piemontese. «Gli addebiti che mi vengono mossi - dichiara al nostro giornale - sono stati architettati da qualcuno che vuole mettermi in difficoltà. Sulle telefonate non voglio dire nulla, ma posso ribadire che se qualcuno avesse voluto pilotare le forniture be’, sarebbe stata più semplice l’assegnazione diretta, tecnicamente consentita. E invece non è stato così». 
Dal Ponente il filone sanitario rimbalza quindi a Genova, facendo capire su che cosa, davvero, si concentreranno gli inquirenti nei prossimi mesi.  
Solo gli appalti per la ristorazione dei due principali ospedali cittadini sono valsi qualcosa come sessanta milioni di euro, cinquanta per i pasti del San Martino, dieci per il Galliera. Le due gare, sulle quali ora si sta concentrando l’attenzione della Finanza, furono vinte rispettivamente dalla “Serenissima” nel 2003 e dalla “Gama” nel 2002, due società venete. Nessuno ha mai messo in discussione finora la regolarità della “competizione” per la super mensa del San Martino (seconda per dimensioni in Italia solo a quella dell’ospedale Molinette di Torino), che fu congelata in un primo tempo per la presentazione di offerte troppo alte da parte delle tre aziende contendenti: la Cooperativa Cir di Reggio Emilia, la Gemeaz Cusin che fa capo alla multinazionale francese Accord, e il gruppo Pellegrini guidato dall’ex presidente dell’Inter chiesero più del doppio dei 50 milioni previsti dall’azienda ospedaliera. La gara per la costruzione della mensa (opera da 25 milioni di euro) e la preparazione di quattromila pasti al giorno per pazienti e dipendenti, successivamente vide la vittoria di una società outsider, la Serenissima appunto. 
Altro discorso va fatto per l’appalto del Galliera (pasti anche per una sessantina di scuole cittadine di vario ordine e grado), sulla cui regolarità la Procura ha sollevato dubbi arrivando ad arresti e al processo, iniziato pochi giorni fa, a Carlo Isola (ex capo di gabinetto della Regione, all’epoca dei fatti vice direttore generale del Comune di Genova) e ad altri cinque tra dirigenti dell’ospedale, rappresentanti di una delle società coinvolte e consulenti, accusati di corruzione, turbativa d’asta e falso ideologico.