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Traghetto a fuoco nella notte
29 gennaio 2009
Paura e rabbia sono i sentimenti che emergono dalle testimonianze dei 124 passeggeri a bordo dell’Athara, il traghetto della Tirrenia che viaggia fra Genova a Porto Torres, che ieri sera è rientrato nel capoluogo ligure dopo un incendio divampato nella stiva. Due le persone rimaste leggermente intossicate e curate in ospedale.
In mattinata, la centrale dei vigili del fuoco ha spiegato che si sta provvedendo al «minuzioso spegnimento»: si stanno, cioè, portando fuori i semirimorchi bruciati e si sta conducendo la bonifica, con le operazioni complicate dalla forte concentrazione di carburante e materiale infiammabile in uno spazio molto ristretto come la stiva di una nave. I lavori - cui si sono prestati anche i portuali della Culmv - sono andati avanti sino a poco dopo le 10, quando l’ultimo camion è stato estratto dalla stiva; alla fine, i mezzi pesanti danneggiati sarebbero più di venti. In particolare, i pompieri stanno verificando i danni subiti da una cisterna che trasportava gas, cercando di capire se ci sia stato un rischio di esplosione. La sezione Tecnica della capitaneria di Porto sta ancora conducendo le indagini per ricostruire le ragioni del rogo. I racconti dei passeggeri «Ho avuto paura di morire lì dentro, vedevo tutto il fumo che continuava a salire e non potevamo uscire», spiega Ilenia Sussarellu; «all’inizio - racconta Fortunata Ennas - ci avevano detto che potevamo scegliere se rimanere a dormire a bordo o prendere un albergo. Poi è scoppiato il secondo incendio. Il fumo è arrivato sino ai ponti dove ci avevano fatto sistemare e allora siamo usciti a urlare di farci scendere». I passeggeri sono stati fatti evacuare intorno all’1 di notte: «Il comandante è stato bravo - ha detto un altro testimone - ha saputo farci mantenere la calma quando è scoppiato il primo incendio, ma una volta arrivati a Genova avrebbero dovuto farci scendere. Invece ci hanno fatto rimanere qui. Eravamo senza mascherine, mentre i membri dell’equipaggio le avevano». «La cosa assurda - sottolinea un altro passeggero ancora - è che siamo stati noi a dare l’allarme. Alle 21 abbiamo sentito puzza di bruciato e poi abbiamo visto salire il fumo. Allora abbiamo chiamato la polizia e loro ci hanno detto che non ne sapevano nulla. Poi abbiamo contattato i vigili del Fuoco e anche loro non erano stati avvisati. Alle 22 ci hanno richiamati i pompieri sul cellulare per dirci di stare tranquilli, perché la nave stava rientrando in porto». In un primo momento, l’impianto antincendio del traghetto era riuscito a spegnere le fiamme. Dopo il rientro e l’apertura dell’impianto di ventilazione, il rogo è ripartito. «La paura più grande - conclude Francesco Milita - l’ho avuta in mare aperto. Pensavo a che cosa poteva succedere. Ma adesso sono arrabbiato. Non dovevano tenerci chiusi nel traghetto con tutto quel fumo. Non possono dire “state tranquilli e dormite pure qui”, quando tutta la nave è piena di fumo. Ci hanno fatto scendere due ore dopo l’arrivo. È una vergogna».
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Il fuoco divampato dal motore del frigorifero di un camionmentre la nave, diretta a Porto Torres era a 7 miglia dal porto
Fiamme sul traghetto della Tirrenia tragedia sfiorata al largo di Genova
I passeggeri accusano l'equipaggio: "Sottovalutato l'incidente"
GENOVA - Tragedia sfiorata nella notte per un incendio sviluppatosi nel garage del traghetto Athara della Tirrenia, appena partito da Genova per Porto Torres. L'equipaggio è riuscito a tenere sotto controllo con i sistemi antincendio di bordo le fiamme, divampate dal motore del frigorifero di un camion, mentre la nave era a circa sette miglia dal porto ligure. L'Athara è così rientrata verso le 23 in porto con i propri mezzi attraccando nuovamente al ponte Colombo da dove era partita alle 20:30. Sembrava tutto finito ed i 124 passeggeri (per lo più camionisti) erano stati invitati dalla compagnia di navigazione a restare a bordo, se lo volevano, quando le fiamme sono riprese intorno all'una. Il fumo ha invaso anche i ponti superiori ed i passeggeri, terrorizzati si sono rifugiati sulle passeggiate esterne chiedendo aiuto. Dopo un po' di trambusto in banchina, i passeggeri sono stati fatti scendere ed alloggiati in albergo a spese della Tirrenia. Sei viaggiatori hanno dovuto far ricorso alle cure mediche in questa seconda emergenza per intossicazione da fumo. L'allarme è scattato circa mezz'ora dopo la partenza. All'improvviso l'ampio garage della nave si è riempito di fumo. I vigili del fuoco hanno poi accertato che il motore del frigorifero di un camion per il trasporto di derrate alimentari si era surriscaldato propagando le fiamme ad altri mezzi vicini. Gli uomini di equipaggio hanno azionato i sistemi antincendio che hanno allagato il garage, spegnendo così il fuoco. Quando le operazioni di spegnimento erano ancora in corso, il comandante ha dato l'allarme via radio alla sala operativa della Guardia Costiera, che ha inviato incontro alla nave alcune motovedette ed una motobarca dei vigili del fuoco. Mentre un denso fumo usciva dal portellone di poppa, l'Athara ha invertito la rotta ed è rientrata a Genova, accolta a Ponte Colombo da numerosi mezzi dei vigili del fuoco e da alcune ambulanze. Quando il portellone si è aperto, il fumo invadeva ancora il garage mentre la grande quantità di acqua versata aveva fatto lievemente sbandare il traghetto.
Alcuni passeggeri hanno lanciato accuse contro l'equipaggio perché a loro avviso avrebbe sottovalutato inizialmente la gravità della situazione. Tanto che alcuni hanno telefonato con i cellulari i vigili del fuoco e ai carabinieri, dando l'allarme dell'incendio a bordo. Gli ufficiali della Guardia Costiera hanno tuttavia elogiato la condotta professionale dell'equipaggio che è riuscito a soffocare le fiamme prima che la situazione diventasse ingovernabile. L'Athara non potrà ripartire prima che le ispezioni tecniche garantiscano la sua perfetta efficienza.
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