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mercoledì 25 marzo 2009
 
 
 
Carlo Felice sull’orlo del baratro. Volantinaggio in maschera alla prima 
25 marzo 2009  
Quella di ieri sera potrebbe essere stata l’ultima “prima” del Carlo Felice, il teatro lirico di Genova; e forse anche per un bel po’ di tempo. 
 
Andrea Chenier”, di Giordano, va in scena nel momento di maggiore tensione per il teatro: da più parti si parla con sempre maggiore insistenza di «fallimento»; e i tempi sembrano strettissimi. 
Dalle ore 20 e sino ad inizio spettacolo, SLC Cgil e Fistel Cisl, hanno messo in atto un volantinaggio nell’atrio del Teatro, per protestare contro i tagli che investono il mondo dello spettacolo e in particolare lo “Spettacolo dal Vivo” e le Fondazioni Lirico-sinfoniche.  
«Il problema del fondo Pensioni - tuona da Roma Giuseppe Ferrazza, commissario ministeriale - non lo posso risolvere certo io. Come tutti sanno, è un problema privato che viene da lontano, con responsabilità precise. Qualcuno deve porvi rimedio». 
«Io - ha aggiunto il commissario - debbo presentare entro il 30 aprile il bilancio consuntivo del 2008. La data non è rigida, posso anche slittare di qualche settimana. Ma ha senso farlo se ci sono prospettive di soluzione. Se, cioè, mi viene indicata una strada per ripianare il passivo determinato dal Fondo. Con quel debito, mancano 10, 12 milioni. Se si trova una soluzione chiudiamo in pareggio. Altrimenti i rischi sono forti». 
Nelle scorse settimane, il Commissario ha scritto a tutti i soci fondatori per segnalare l’emergenza: Comune e Regione si stanno attivando, ma la strada è “in salita”, e nessuno è in grado di scommettere su quello che sarà l’esito delle consultazioni e delle trattative. Nel dettaglio, la Regione ha confermato in mattinata di essere «disponibile a investire» nel Carlo Felice: a dirlo è stato il presidente, Claudio Burlando: «Siamo disponibili, purché sia possibile un intervento condiviso anche dagli altri enti locali. Dev’essere un intervento giuridicamente possibile e dev’essere risolutivo». 
Intanto, i dipendenti hanno previsto un volantinaggio all’entrata del teatro. Niente scioperi, hanno promesso, ma una propaganda incessante per salvare il Carlo Felice, appena diventato “maggiorenne” e a rischio di chiusura. Sarebbe il primo teatro fallito in Italia, dopo essere stato l’ultimo a essere ricostruito. 
 
 
Il sindaco Vincenzi: «Questione che dura da vent’anni» in fondo al testo, clicca e ascoltala su Radio19 «Per il Carlo Felice è arrivata a conclusione una storia molto brutta, partita vent’anni fa, che non è stata risolta quando doveva essere risolta e che si chiama fondo Pensioni. Certamente Genova non può permettersi di perdere il Carlo Felice, ma altrettanto certamente il Comune non può pagare debiti che non sono suoi né fare azioni non consentite dal punto di vista della legittimità»: questa la posizione del sindaco del capoluogo ligure, Marta Vincenzi, sul rischio-fallimento per il prestigioso teatro. «Abbiamo chiesto alla Regione e al ministero - ha spiegato la Vincenzi - di dare una mano per risolvere il problema; il Comune è disponibile anche a fare sacrifici, ma non può coprire 10 milioni di debito e soprattutto accettare la possibilità che questa “spada di Damocle” torni continuamente. Ciò che si deve capire è che bisogna trovare un equilibrio tra il bilancio che viene fatto e i fondi a sostegno del fondo Pensioni. Per anni, invece, non è stato messo a bilancio quanto si doveva prevedere per i lavoratori. Ora la soluzione potrebbe essere in un meccanismo contabile che consenta di inserire nel bilancio in corso una parte di quello che si deve dare al Fondo». 
Secondo Marta Vicenzi, insomma, «la volontà politica c’è tutta, ben sapendo però che né io né il presidente della Regione siamo responsabili di questa situazione e che la questione doveva essere risolta vent’anni fa».